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USA. Biden vince e altri 4 stati legalizzano la marijuana ricreativa., L'Oregon legalizza anche le droghe pesanti. Sono 15 gli Stati antiproibizionisti.

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view post Posted on 4/11/2020, 18:51
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L'Oregon legalizza anche le droghe pesanti e il Mississippi quella terapeutica

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www.dolcevitaonline.it/referendum-...to-la-cannabis/

Referendum Usa: altri 5 stati hanno legalizzato la cannabis
in Cannabis / High times — 4 Novembre 2020
Divisi tra Trump e Biden, uniti sulla cannabis. Questo il dato sull’election day americano. Mentre gli sfidanti alla poltrona più ambita d’America si preannunciano guerre legali, i cittadini degli stati in cui era previsto anche il referendum per la marijuna libera hanno risposto allo stesso modo: sì alla legalizzazione. Altri 4 stati hanno deciso la legalizzazione dei consumi per i cittadini maggiorenni: Arizona, Montana, New Jersey e Sud Dakota. I risultati non sono ancora definitivi, ma ampiamente delineati, tanto da non temere sorprese.

In Arizona con il 98% delle schede scrutinate il sì alla legalizzazione è al 59,85%; in Montana al 56,59% (93% di schede scrutinate); in New Jersey lo spoglio è più indietro (solo il 62% delle schede scrutinate) ma il risultato ampiamente definito, con il sì al 66,94% dei voti; in Sud Dakota, infine, il si alla legalizzazione vince con il 53,41 % (scrutinio all’85% delle schede).

Non è tutto. In Mississippi si è votato per legalizzare la cannabis terapeutica per i malati, ed anche qui è stato un plebiscito con il si al 74,1%. Mentre in Oregon – dove la cannabis è già legalizzata – si è votato per la depenalizzazione completa del consumo di ogni droga, incluse quelle pesanti: quando lo scrutinio è all’80% delle schede il si vince con il 58,61 %.

https://it.wikipedia.org/wiki/Legalit%C3%A0_della_cannabis
Stati Uniti: illegale l'uso a livello federale per qualsiasi ragione, tuttavia 29 stati ed il Distretto della Columbia hanno approvato normative che contemplano l'esenzione dal divieto per uso medico.[16] Nel mese di novembre 2012 gli elettori degli stati del Colorado e Washington hanno scelto di legalizzare l'uso personale fino ad un'oncia (28,35 g) e di implementare licenze per la coltivazione e la distribuzione a scopo ricreativo.[17] Nel novembre 2014 anche Alaska, Oregon e il District of Columbia hanno legalizzato la vendita di cannabis a scopo ricreativo[18]; a questi si sono aggiunti, in seguito al Referendum di novembre 2016, anche California, Massachusetts, Maine e Nevada.[19] Dal gennaio del 2018 il Vermont è divenuto il nono Stato U.S.A a legalizzare la cannabis a scopo ricreativo, e il primo a farlo per via parlamentare. L'Illinois si è dichiarato a favore della legalizzazione, che verrà messa in pratica ufficialmente a gennaio 2020.[20


www.repubblica.it/dossier/esteri/e...tici-273108056/
04 novembre 2020
L'analisi: Biden recupera, la Borsa festeggia. Gli operatori economici sperano nel piano di rilancio dei Democratici
di Mario Platero

(reuters)
Le notizie sull'andamento dello spoglio rianimano Wall Street. L'America più dinamica crede nel programma economico di Biden, mentre il vecchio settore manifatturiero spera nella protezione di Trump
NEW YORK – La conferma di Wall Street è arrivata questa mattina, poco dopo l’apertura del mercato, quando si e’ capito che Joe Biden poteva ancora avere delle buone probabilità di farcela negli stati in bilico, Wisconsin, Michigan e soprattutto Pennsylvania. Dopo un'apertura stagnante, l’indice S&P 500 ha fatto un rapidissimo balzo in avanti dell'1,7% e il Dow Jones dell’1,5%. Questa dinamica ci dice quel sapevamo ormai da qualche settimana. Nel suo intimo il mondo degli affari preferisce Biden, preferisce un progetto di investimenti massicci per le infrastrutture, ma anche l’attesa riapertura al multilateralismo e una centralità per le riforme ambientali - progetti in cantiere nel caso i Democratici dovesse davvero conquistare la Casa Bianca.

Dietro questa dinamica di borsa a breve, in reazione a notizie che potrebbero anche non essere poi confermate, in queste ore in cui si deve decidere, emergono molto chiare due Americhe, due mondi diversi che si confrontano nella drammatica corsa all’ultimo voto. L’America di Biden guarda al futuro, quella di Donald Trump guarda al passato. Non è un caso che molti “blue collar” tradizionali, operai del settore manifatturiero, abbiano votato Trump, il protezionista, l’uomo che potra’ difendere i loro posti di lavoro a basso valore aggiunto dall’assedio cinese. Sperano di poter continuare a vivere la loro vita senza le minacce in arrivo dalle frontiere aperte, dagli accordi commerciali, da una redistribuzione del lavoro che finirà inevitabilmente per penalizzarli. Ma il settore manifatturiero oggi rappresenta solo il 7% dell’economia americana. E l’occupazione è una frazione dell’occupazione totale, come lo è la loro potenza di voto. Dietro quel fortissimo 50% del paese che oggi rappresenta Trump infatti, la componente dei “lavoratori” nel senso tradizionale del termine è minoritaria. La coalizione trumpiana e’ molto variegata con una forte componente rappresentata da cristiani evangelisti, dai conservatori sociali repubblicani, da una bandiera ideologica che punta di nuovo allo status quo, al mantenimento di culture e tradizioni, al conservatorismo, valori che non possono essere ignorati visto che si traducono in una forza politica dirompente. Ma sono anche quei valori distanti dai "Core Values" dei "Pilgrim Fathers" che frenano una dinamica economica che da sempre in America ha potuto contare sulle massime schumpeteriane che spiegano la forza della “distruzione creativa “ del capitalismo.

Wall Street sale questa mattina perché improvvisamente ha colto un barlume di possibilità che Biden possa farcela in Wisconsin e Michigan. E con l’apporto dell’Arizona e del Nevada il candidato democratico potrebbe arrivare esattamente a quel limite di 270 voti elettorali che gli daranno la presidenza anche senza la Pennsylvania. Ma è attorno a questo possibile numero magico, 270 voti elettorali, che si definisce la crisi del paese. Wall Street celebra a breve per le possibilità di poter guardare al futuro dello sviluppo economico in modo più disteso. Ma rischia di non poter celebrare nel medio termine proprio perché Trump, e dietro di lui quella componente del paese che guarda indietro, costituirà un blocco di resistenza che si estenderà ben al di là delle elezioni. E’ un blocco che si affida gli istinti dell’uomo o della donna di frontiera piuttosto che ai pareri scientifici degli esperti al razionalismo, che rifiuta l’evoluzione della specie e dell’universo ed e’ letteralmente convinta che il mondo sia stato creato in sei giorni, come ci narra la Genesi. Senza contare che in Senato i repubblicani potrebbero tenere la maggioranza. In quel caso per Biden sarà difficile passare dei forti progetti di espansione fiscale e comunque la missione di un Senato repubblicano guidato dal durissimo Mitch McConnel sarà soltanto quella dell’ostruzionismo.

Se dovesse vincere Trump e il Senato restasse a lui Wall Street assisterà a un prolungamento dello status quo, cosa che di nuovo presenta meno possibilità di balzi importanti verso il futuro, ma garantisce la continuità di un’economia che ha comunque fatto bene, di tagli fiscali che hanno dato potere d’acquisto ai consumatori (soprattutto i più ricchi, occorre dirlo) e di una borsa che ha cavalcato rialzi fortissimi. Ultima considerazione, alla quale Wall Street per ora non attribuisce peso: il rischio di forti liti giudiziarie, di un prolungamento dell'incertezza elettorale, di dimostrazioni per strada anche violente, della mobilitazione delle frange estreme del Black Lives Matter o di Antifa da una parte e dall’altra dei Proud Boys o di QAnon, milizie armate che hanno già letto nel messaggio aggressivo di ieri notte del Presidente Trump un comando per la mobilitazione: "State pronti perché daremo battaglia".
 
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