http://www.uaar.it/news/2009/12/27/crocifi...rdinal-martini/Crocifisso: una risposta al cardinal MartiniIl cardinale Martini ha scritto, sul Corriere della Sera*: “…bisogna anche tenere conto delle tradizioni e della sensibilità della gente. Chi viene dal di fuori deve imparare a rispettare tutto ciò…”
Io sono il “capofamiglia” titolare del ricorso alla corte di Strasburgo che ha portato alla sentenza della CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).
Voglio solo rimarcare che la scelta di intitolare il ricorso a nome di mia moglie (italiana nata in Finlandia) è stato dovuto esclusivamente ad un meccanismo procedurale suggerito dal nostro avvocato.
Ma io che, d’accordo col resto della famiglia, sono il reale promotore del ricorso, non vengo “dal di fuori”! Io, da bambino, ho frequentato la stessa scuola, anzi esattamente lo stesso edificio e le stesse aule che hanno frequentato i miei figli. Ed ho le stesse tradizioni italiane e venete che qualcuno, utilizzando il crocifisso come arma anziché come strumento di pace e di amore, dice di voler difendere attaccando la mia famiglia con parole di odio, con lettere minatorie e con gesti di disprezzo come l’imbrattamento della mia casa con la pittura di croci. Segni forse di tolleranza e di amore? Pensavo che il cardinal Martini non facesse parte di quella schiera che, da Berlusconi a La Russa, da Sgarbi ai leghisti e ad altre figure che ben poco di cattolico hanno da difendere, utilizza il crocifisso come “strumento degli atei devoti e dei religiosi atei che vogliono trasformare il Cristianesimo in religione civile o sistema di valori, annullando la sua dimensione universale e aperta a tutte le culture e civiltà” (parole di un prete).
E che armano d’odio la mano di pazzi e fanatici che, similmente a chi ferisce Berlusconi o attacca il papa, ci perseguitano nella nostra casa. Ma evidentemente mi sbagliavo. Martini, non diversamente dagli altri, ritiene “incongruo ed inopportuno” quel cambiamento che, attraverso la sentenza di Strasburgo, dovrebbe portare al rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo sanciti da una dichiarazione (la Carta europea dei diritti dell’Uomo) formulata da cattolici come De Gasperi e Adenauer e sottoscritta da TUTTI gli stati europei (compresa la Svizzera), ma (guarda caso) non
dallo stato della Città del Vaticano.
E qui se ne capisce il perché.
I diritti individuali, per quasi tutti i cattolici, vengono DOPO i privilegi della loro religione.
Che differenza c’è con le tanto vituperate teocrazie islamiche da cui il crocifisso dovrebbe “difenderci”?
Massimo Albertin
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http://www.corriere.it/cultura/speciali/20...44f02aabe.shtmlCITAZIONE
IL CASO
Il Crocifisso deve essere dentro di noi
Invia un messaggio al cardinale Carlo Maria Martini
Il problema del Crocifisso nella scuola è stato visto da gran parte del cattolicesimo moderato come un esempio di arroganza. Come cattolico, mi sarei aspettato un dietrofront e un’apertura della Chiesa. Se vogliamo veramente parlare di dialogo con le religioni, che esempio do a mio figlio dicendo: dialoga, ma tu vieni prima degli altri e delle minoranze?
Mario Brambilla, Milano
Sono stato ginecologo in ospedale. Mi sono accorto che in tanti anni non avevo mai «visto» il mio Crocifisso nel luogo di lavoro. Fino ad allora avevo ritenuto il Crocifisso un arredo, mi sfuggiva il contenuto di quella divina presenza...
Giuseppe Laconi, Nuoro
Si è molto discusso in questi mesi sulla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche e in altri luoghi pubblici. Personalmente ritengo che la cosa più importante è avere il Crocifisso nel cuore. Averlo nell’esteriorità può condurre a quella situazione ben descritta nella seconda lettera, di avere davanti agli occhi il Crocifisso senza vederlo. Se ci toglieranno il Crocifisso dalle aule pubbliche, ci rimarrà questa decisione personale, profonda, di seguire Gesù Cristo fino all’ultimo, di affidarci a Lui, che tanto ci ha amato, di perdonare di cuore a quelli che ci hanno fatto del male.
Questo è ciò che conta. Ma nel caso concreto bisogna anche tenere conto delle tradizioni e della sensibilità della gente.
Chi viene dal di fuori deve imparare a rispettare tutto ciò. Perciò capisco bene quanti si sono opposti a tale cambiamento, che sarebbe incongruo e inopportuno. Né vale il paragone con il dialogo tra le religioni, evocato dalla prima lettera. Tale dialogo presuppone certamente una sincera stima per le credenze e le tradizioni degli altri. Esso è preoccupato in prima battuta anzitutto di rimuovere gli equivoci, con cui a volte ci fraintendiamo. Ciò non richiede affatto di mettere tra parentesi le proprie credenze.
Carlo Maria Martini
27 dicembre 2009
RELIGIONE E DEMOCRAZIA SONO INCOMPATIBILI: O L'UNA, O L'ALTRA.

CITAZIONE
Per prima cosa l'ateismo ti costringe a vivere una vita piena di dubbi, domande senza risposta, angosce a tratti, nonsenso, vuoti esistenziali incolmabili...
certo molti di loro cercano di sfuggire alla loro 'precarietà' colmando quei vuoti con ogni cosa possibile, oppure con passioni, interessi, lavoro, ecc.
ma sono solo palliativi...
eranuova